Il Consorzio Distributori Alimentari - CDA - nasce a Milano il 25 gennaio 1988 con 12 aziende fondatrici.
Ma l'esigenza e il progetto di un consorzio di grossisti di bevande nasce ben prima di costituire CDA, dopo analisi e riflessioni attente sulla situazione del settore e del mercato degli anni '80.
L'esperienza della distribuzione alimentare - con gruppi di acquisto e "unioni volontarie" - era già avanti in questa direzione, ma nel mondo del Beverage, CDA è stato fra i primi ad interpretare tale ruolo.
La cooperazione d'impresa inizia ad avere solo con CDA un senso e una valenza strategiche nella Distribuzione di Bevande.
Impegno professionale e determinazione nel promuovere sviluppo aziendale, hanno fatto di CDA il riferimento primario per tutto il Beverage italiano.
Il sogno pionieristico di CDA, il suo progetto di far prevalere "cooperazione di sistema" su mentalità individuali e singole aspettative, si è fatto concreto in modo adeguato e in costante corrispondenza con le evoluzioni delle aziende associate e dei loro mercati.
Oggi gli associati sono più di 90 e coprono tutto il territorio nazionale, con una presenza motivata ed organizzata.

Cronologia
- 1988 – viene costituito CDA Consorzio Distributori Alimentari (12 aziende fondatrici)
- 1989 – CDA si consolida a livello regionale. L'idea è vincente ed è favorita anche da una situazione territoriale fortemente competitiva, e quindi, più predisposta all'associazionismo.
- 1990/1991 – CDA esce dai confini lombardi e aggrega aziende operanti in Piemonte, Liguria, Triveneto ed Emilia Romagna. Sviluppa un progetto di consorzio moderno con caratteristiche strategiche ben definite e le più attuali strutture distributive comprendono e aderiscono al consorzio.
- 1992/1993 – CDA consolida la sua presenza al nord e orienta lo sviluppo associativo al centro e sud Italia venendo a conoscenza di realtà distributive con caratteristiche molto diverse.
- 1994 – per CDA è l'anno della Sicilia e della Sardegna ed è il completamento della propria presenza su tutto il territorio nazionale.
- 1996 – CDA conta 119 aziende dislocate su tutto il territorio, diventando in sette anni uno dei soggetti principali della distribuzione organizzata delle bevande. Non più solo gruppo di acquisto, il consorzio si propone come struttura del terziario avanzato in continuo sviluppo non solo quantitativo.
- 1998 – Il mercato del Beverage segnala profonde trasformazioni. Il consorzio si ritrova a fronteggiare il fenomeno delle acquisizioni di molte aziende di distribuzione da parte dei produttori. Altri fattori causano la riduzione sensibile del numero di aziende presenti sul territorio nazionale. In due anni spariscono dal mercato più di 800 Aziende sotto i 2,5 milioni di euro di fatturato. CDA raggiunge il numero di 128 aziende associate.
- 1999/2000 – CDA subisce direttamente l'effetto delle acquisizioni da parte dell'industria birraria. Le aziende di distribuzione migliori presenti nel mercato italiano e Soci CDA divengono oggetto di acquisizione. Nel biennio il Consorzio perde circa 40 aziende.
- 2001 – CDA ricomincia una pesante opera di ricostruzione: nuovo Presidente, nuovi Consiglieri e nuovo Direttore. La ricostruzione avviene anche sulla base di nuove regole condivise dai Soci.
- 2002/2004 – Il Consorzio conta 92 aziende operative. Ha ricostruito una propria immagine, una solida base sociale e si riafferma come consorzio leader nel mercato indipendente delle bevande raggiungendo una quota nel mercato Horeca del 11%.
- 2008 – CDA festeggia i 20 anni dalla sua fondazione, ancora forte della sua leadership nel mercato Horeca.
I Presidenti della Storia di CDA
ACHILLE SANVITO, brianzolo di nascita e di cultura. Una vita dedicata alle bevande da produttore prima e da distributore poi. Primo presidente CDA e artefice del difficile compito di dare un ruolo ed una strategia alla nascente organizzazione. Dare l’imprinting ad una realtà associativa che contava al suo interno tanti ottimi imprenditori, ma così diversi anche se territorialmente attigui, non deve essere stato facile. E’ stato l’artefice di scelte importanti quale quella di far uscire CDA dai confini lombardi e dargli la connotazione di consorzio nazionale. Scelte personali lo hanno visto lasciare il proprio ruolo ad altri e operare scelte differenti in termini di appartenenza, ma per tutti rimarrà non solo il primo presidente ma anche il socio fondatore di CDA.
PAOLO TRUSSONI, valtellinese, presidente negli anni dal 1995 al 1999. E’ stato il presidente della svolta dell’organizzazione CDA. Erano anni difficili e tormentati nel mercato della distribuzione all’ingrosso delle bevande. Molti e differenti erano gli interrogativi da parte dell’imprenditore indipendente. Le nascenti organizzazioni legate all’industria birraia inserivano ulteriori elementi di valutazione sul futuro della categoria. CDA non era esente, da primaria, qual’era in quegli anni, organizzazione del settore, da interrogativi sul suo ruolo e sul suo futuro. E’ il 1999 l’anno che vede la fuoriuscita da CDA di numerosi associati che scelsero, da imprenditori liberi, di vendere la propria azienda all’industria birraia. Altri, maggiormente determinati a riaffermare e consolidare il loro “mestiere”, scelsero strade alternative e diedero vita ad una nuova esperienza associativa.
ALESSANDRO RINALDI, veneto di Abano Terme è stato a tutti gli effetti il presidente della seconda “ repubblica” CDA. E’ stato il presidente della ripresa, della rinascita di un’organizzazione che ha passato negli anni dal 1999 al 2002 il suo periodo peggiore. Dare di nuovo all’organizzazione l’antico lustro dei primi anni, non è stato facile.
Solo casualmente la sua nomina è coincisa con il passaggio da un secolo all’altro. Ricostruire, ricompattare, ridare fiducia a tutti i componenti dell’organizzazione non è stato facile soprattutto ponendo alla base del proprio mandato parole d’ordine come trasparenza e democrazia. Solo casualmente è stato l’ultimo presidente CDA del ventennale riconsegnando questa organizzazione ad un mercato che da sempre ha preso spunto dall’attività consortile come esempio da seguire e perché no da imitare. Ha impostato e tracciato il cammino che CDA dovrà intraprendere nei prossimi anni.