Il Distributore di Bevande

Terra di confine tra Industria e Consumo


Non il confine geografico o territoriale, niente di fisico o materiale, non muri o barriere per intenderci ma confini immateriali, riconducibili ai comportamenti, agli atteggiamenti, comunque strettamente collegati al “mestiere” che ci riguarda. Ci sono confini che dividono e separano ma anche quelli che delimitano e racchiudono, i confini che uniscono e raggruppano, insomma, tante declinazioni dello stesso termine. Si parla spesso, di "filiera lunga", utilizzando tale affermazione quasi sempre per motivare le difficoltà che riguardano, in senso lato, le attività del nostro settore. Parliamo di filiera lunga, mettendo in fila (non per importanza) il mondo produttivo, quello distributivo, il punto di consumo. Le difficoltà appunto, perché quelle sono visibili, elencabili e assolutamente oggettive e in molti casi (non in tutti) giustificabili. Ognuno dei componenti la filiera ha valide e comprovate testimonianze di come la “filiera lunga” non agevoli ma renda tutto più complesso. Difficilmente è capitato che qualcuno dichiarasse il contrario, sostenendo che la filiera lunga possa invece rappresentare un’opportunità per tutti i suoi componenti, un vantaggio insomma e non problema. Se guardiamo bene questa mentalità condivisa da tutta la comunità, rappresenta forse il primo vero confine, uno di quei confini che divide appunto, che allontana piuttosto che unire.

Immaginiamo un treno con tre carrozze unite tra di loro, ma dove i passeggeri non possono muoversi da una carrozza verso l’altra. E immaginiamo questo treno che corre sui binari, trainato da una locomotiva senza nessun conducente, dove nessuno conosce la destinazione del treno ma che nonostante questo, si muove verso una destinazione. E’ se vogliamo una situazione preoccupante e inquietante dove nessuno vorrebbe trovarsi. Se ci pensiamo bene è un po’ quello che sta succedendo oggi al nostro settore. Siamo tutti sullo stesso treno, in carrozze separate, che vanno verso una direzione in cui nessuno sa dove arriveremo, ma soprattutto se, quando, e come ci arriveremo. L’ esempio citato tende forse a “stressare” un po’ troppo la situazione ma tuttavia anche se cerchiamo di alleggerirla il risultato non cambia e una certezza rimane: di strada il settore ne deve ancora fare per superare i confini che complicano maledettamente il mestiere. Non vogliamo idealizzare un mondo perfetto, dove tutti si amano e collaborano, dove tutti si stimano e si rispettano, sarebbe alla fine una noia mortale.


Però riteniamo che se ci si sforzasse tutti ad essere meno impegnati a fortificare ogni volta i propri confini ma a cercare di renderli meno evidenti, il treno dell’horeca avrebbe maggiori certezze di arrivare a rendere il viaggio per tutti più piacevole. Perché di là dai confini forse a volte dimentichiamo il fatto che in realtà la locomotiva citata pocanzi da sempre ha avuto un conducente, nel passato come nel presente e lo avrà anche nel futuro. E’ quel conducente le cui decisioni determinano i comportamenti dell’intera filiera, lunga o corta che sia, e da cui tutto dipende: il consumatore, quello insomma che da sempre ha con i suoi comportamenti d’acquisto orientato la direzione che tutti dovevano prendere.

Ed è con queste consapevolezze che CDA propone all'industria e al pubblico esercizio nuovi modelli, attraverso l'attitudine alla condivisione di informazioni certe, l'adozione di modelli commerciali innovativi e la volontà di dominare, anziché subire, le nuove tecnologie.

Per questo motivo consideriamo il Data Warehouse CDA, la Route to Market e la piattaforma Smart Horeca gli strumenti essenziali per interpretare ed affrontare in modo efficace il mercato di oggi e del domani, per essere padroni della rotta e assumere il ruolo del conducente.