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BISOGNI IN CERCA DI SODDISFAZIONE

BISOGNI IN CERCA DI SODDISFAZIONE

Nei tempi che corrono, siamo molto meno “eccitati” dall’idea della felicità che il futuro arrecherà al nostro business e della strada che vi ci condurrà. Il futuro è molto meno certo di quanto possa essere stato (ammesso che non lo fosse) solo un anno fa.

Non siamo neppure più tanto sicuri che il cambiamento che saremmo obbligati a realizzare, sia una benedizione e che il futuro che ci aspetta sia per forza sinonimo di “meglio”.

La pandemia sembra essere, a detta dei più, responsabile della perdita di lustro della nostra economia e in larga misura questo è vero. In tutta franchezza, pur non riconoscendomi doti e competenze specialistiche in campo economico, non credo che l’economia italiana brillasse anche prima della pandemia. Diciamola così, per utilizzare una frase tanto scontata quanto efficace: la pandemia è stata forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

In questo momento “pandemia” significa mutamenti e sviluppi fondamentalmente imprevedibili: “ciò che ci capita, non ciò che decidiamo di fare”.

Sono anche convinto che sia assai improbabile che il futuro, vicino o lontano che sia, possa diventare un regno di certezza. Quello che oggi sembra certo è che il futuro sia totalmente fuori controllo, e l’unica previsione realistica è che sia destinato a restare tale almeno per un …prevedibile futuro.

Faccio mia l’affermazione di un amico sociologo che: cito testualmente: “..siamo in un momento che potremmo definire tra il non più e il non ancora”.

Ci troviamo come dire, nel mondo di mezzo e, tale situazione, alimenta non poco, l’ansia generata dall’effetto combinato di incertezza/impotenza.

Ma al netto di futuro incerto, ansie di vario genere, incertezze e impotenza, vi sono poi i bisogni per i quali l’ottenimento di soddisfazioni, sinonimo oggi di “ristori”, non rappresentino solo un atto effimero ma una spinta che, al di la dei bisogni immediati, possa contribuire a porre le basi per un rilancio delle imprese.

Quello di cui le imprese della distribuzione all’ingrosso di bevande oggi necessitano è sì di aiuti economici che sembrano non arrivare, ma ammesso (e me lo auguro) che questi arrivino, ho la vaga impressione che gli stessi possano avere l’effetto di, un antipiretico. Ti abbassa la febbre ma non sai fino a quando e soprattutto non risolve il problema se non risali all’origine del male che te l’ha provocata indicandoti la cura adeguata.

Il settore ha bisogno di molto di più un semplice contributo, il settore ha bisogno di soddisfare innanzitutto un’esigenza: quella di essere aiutato nella costruzione di un ruolo futuro, colmando quelle lacune professionali che la pandemia ha contribuito a rendere maggiormente evidenti.

Mi riferisco al tema della digitalizzazione, della comunicazione, della sostenibilità, della motivazione, formazione e riorganizzazione delle risorse umane che operano nell’azienda, per citarne solo alcuni. Quello che bisogna soddisfare sono i gap di competenza su quei temi di cui il settore se ne è occupato molto poco, subordinandoli ad altri temi che rispondevano ad esigenze di “un oggi diverso” rispetto ad un “domani migliore”. L’imprenditore dovrà acquisire nuove competenze che gli consentano di acquisire la capacità di cambiare le cose e la capacità di scegliere le cose che vanno cambiate. Questi due fattori sono condizioni reciprocamente indispensabili, nell’immediato e in prospettiva futura se vogliamo costruire un domani imprenditoriale in linea con il mercato che verrà.

Il pericolo è che non si abbia la voglia di cambiare subito, considerando il futuro troppo distante e non così importante dall’affrontarlo già oggi.



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