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Intervista CDA: Marco Luciani

Intervista CDA: Marco Luciani

Con i locali chiusi a causa della pandemia, nel 2020 si stima un -30% sui circa 6 miliardi di euro di valore generato da circa 350.000 locali.

Flessibilità e lavoro di squadra per tutta la filiera, livelli qualitativi sempre più alti e recupero della socialità. Sono queste le fondamenta su cui ricostruire il futuro della birra, prodotto duramente colpito dalla crisi seguita alla pandemia in quanto strettamente legato all’horeca, a quel “fuori casa” fatto di convivialità e che ormai da mesi non è possibile vivere. Ne abbiamo parlato con Marco Luciani, direttore vendite on trade di Heineken.

“È uno tsunami di dimensioni importanti quello che ha impattato il settore della birra. Bisogna sottolineare infatti - spiega Luciani - che è l’horeca a generare la maggior ricchezza per il comparto: oltre 6 miliardi di euro prodotti da 350mila punti di consumo”. Numeri rilevanti, come quelli delle ultime stime del settore che parlano di una perdita del 10% circa per il mercato della birra in Italia. Calo che solo nel fuori casa si aggirerebbe intorno al 30%. “Un impatto grandissimo, concentrato soprattutto sui locali che lavorano nel tardo pomeriggio e la sera e che fanno della birra alla spina la loro forza. Parliamo di circa 140mila attività penalizzate dai decreti”.

Le parole d’ordine per tutta la filiera: flessibilità e vicinanza

In attesa dei primi dati consolidati del 2021, una cosa è sicura: lo scenario attuale necessita di grande adattabilità da parte di tutti. “Al momento quello che è certo è che le decisioni che vengono prese a livello governativo - prosegue Luciani - richiedono flessibilità per tutta la filiera, dalle aziende ai distributori, fino al punto vendita finale”.

E proprio sulla vicinanza ai clienti sta puntando Heineken. La società di consulenza Progettica, specializzata nell’horeca, ha testimoniato come l’azienda sia stata valutata dai distributori un'eccellenza in ambito beverage per vicinanza. sia in fase di chiusura che di ripartenza. “Per noi è importante, perché siamo un’unica filiera. Le soluzioni efficaci sono quelle in cui vincono tutti gli attori della filiera”, precisa Luciani indicando la via da seguire per presente e futuro: la formazione.

“Noi stiamo facendo molto leva sull’Università della birra. Il nostro centro di formazione continua a offrire gratuitamente ai punti di consumo, che si iscrivono sul sito, una preparazione mirata e a 360 gradi: dall’organizzazione del locale alla gestione di distanziamenti, menu e staff. Tutte cose fondamentali per noi”.

Tra produttore e pubblici esercizi c’è poi un terzo attore fondamentale per la filiera beverage: quello rappresentato dai distributori di bevande. Una realtà che Heineken conosce bene e con cui lavora a stretto contatto: “Possedendo un distributore come Partesa siamo in posizione privilegiata per capire le difficoltà che stanno incontrando i grossisti, che sono anche le nostre". Luciani sottolinea poi come, anche in questo caso, sia fondamentale la flessibilità. “Stiamo lavorando per cercare di fare un vestito su misura per ogni distributore. C’è chi ha più bisogno di un supporto finanziario, chi a livello formativo, c’è poi chi è più forte e pensa già alla ripartenza e come pianificare. Vogliamo essere vicini, in modo mirato, a ogni grossista”.

Presente e futuro della birra: qualità, italianità e socialità

Tra vecchi e nuovi trend, per Heineken l'asse vincente è la qualità. “Nel nostro mondo, qualità vuol dire birra alla spina e proprio per questo nell’ultimo periodo abbiamo sostituito migliaia di fusti gratis. Perché il limite alla seconda birra è solo una prima birra bevuta male”. Come consumatori saremo quindi più esigenti in futuro, dal punto di vista della qualità, dell’esperienza, del servizio. Ne sono sicuri in Heineken: “Come esseri sociali vogliamo momenti di convivialità e per questo vogliamo che siano di qualità. E la birra è il prodotto per eccellenza quando si pensa alla socialità, allo stare insieme”.

Ricerca di qualità che per il consumatore è sempre più indirizzata verso un prodotto nostrano. “La voglia di italianità rappresenta un trend che c’era già, ma che sta continuando. Noi abbiamo brand importanti come Birra Moretti, Ichnusa e Birra Messina che raccolgono sempre più interesse in ogni fascia d’età”.

Un’altra tendenza che sta emergendo di recente, dovuta al contesto globale e al diffondersi sempre maggiore dell’home working, è il calo dei consumi nel business lunch. “In questa occasione di consumo - conclude Luciani - la birra non era molto penetrata, quindi ne risentiamo meno, ma è chiaro che comunque per l’horeca pesa tantissimo. Ancora di più nelle grandi città come Milano e Roma”.

 



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