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Intervista CDA: Antonietta Di Stasi

Intervista CDA: Antonietta Di Stasi

Per l’amministratrice dell’azienda campana il futuro dell’Horeca e della distribuzione di bevande passa da una collaborazione sempre più stretta tra produttori, grossisti e punti di consumo.

Accoglienza, collaborazione con tutti gli attori della filiera e formazione continua. Alla luce della crisi dovuta alla pandemia, sono queste le basi su cui costruire il futuro del settore beverage secondo Antonietta Di Stasi, manager e amministratrice dell’azienda cilentana Bevande Vitantonio. L’imprenditrice del Cilento guarda con fiducia alla ripresa, ma auspica una sempre più stretta collaborazione tra tutte le parti in causa, a livello turistico e in ambito Horeca.

Nel momento della ripartenza le limitazioni di questi mesi non cambieranno nulla dal punto di vista dell’ospitalità. “Le nostre sono zone di accoglienza per eccellenza, - spiega Di Stasi - la pandemia è un freno per la nostra naturale convivialità, ma non ci potrà mai togliere la voglia di accogliere. Come ci sarà occasione sono certa che le nostre coste e montagne saranno meta di vacanze e la gente sarà sempre meravigliosamente accogliente”. “Per il Cilento poi con i suoi piccoli presidi Slow Food e le feste che promuovono le eccellenze e muovono migliaia di persone è solo questione di poter riaprire. – aggiunge – Per questo la politica deve appoggiare e affiancare le idee degli imprenditori”. Per Antonietta Di Stasi la strada da seguire è quella di una politica attenta, che lavori alla creazione di una brand identity ben precisa per tutto il territorio nazionale.

Territorio sui cui lavorano migliaia di punti vendita, tra bar, ristoranti e locali serali, duramente colpiti dalle restrizioni dell’ultimo anno e che nei grossisti di bevande hanno cercato una spalla. “Noi distributori e la nostra forza vendita entriamo nei locali e nella vita dei nostri clienti. Andiamo a creare rapporti professionali basati sulla fiducia. Tra le richieste di aiuto più sentite c’è quella di affiancarli nella crescita e nell’innovazione delle loro attività. C’è voglia di formazione e conoscenza dei prodotti di tendenza”. “Oltre a tanti master ed eventi – racconta l’imprenditrice – abbiamo organizzato corsi di sommelier con la Fisar per essere vicini ai clienti quando non ci potevamo vedere. Come distributore ho sempre voluto affiancare il territorio perché credo fermamente nella forza del gruppo”. L’amministratrice di Bevande Vitantonio sottolinea con piacere lo spirito e la flessibilità dimostrata da molti punti di consumo del territorio: “Ho visto tanti clienti che si sono adoperati al cambiamento e questa per me è una cosa molto positiva. Si pensava fossero tutti fermi, invece no. Ci sono realtà che hanno saputo rispondere bene alla crisi perché, per fare un esempio, magari non erano adatte al delivery ma si sono attrezzate invece per un take away di qualità”.

Tra le richieste di supporto ci sono ovviamente anche quelle di tipo finanziario. “Il credito è spesso una richiesta di aiuto, - spiega Antonietta Di Stasi - che va giustamente gestita però, altrimenti diventa causa di fraintendimenti. Al momento il sentore che ho è che comunque non saranno tantissime le attività che non riapriranno. Soffre chi già era in difficoltà prima, purtroppo. In ottica futura sono ottimista, credo che appena ci sarà la possibilità la gente avrà tanta voglia di uscire a bere e mangiare. Così com’è accaduto l’estate scorsa”.

Una filiera sana è una filiera in cui tutti i protagonisti guardano nella stessa direzione. Quando si parla di horeca quindi oltre ai distributori e ai punti di consumo, il quadro è completato dal mondo produttivo. E proprio alle imprese Antonietta Di Stasi chiede collaborazione: “Al mondo della produzione mi sento di chiedere un’alleanza gestita con onestà intellettuale. Non chiedo regali, ma una collaborazione consapevole per unire dati, idee e conoscenza del territorio. Così possiamo creare sviluppo”.

Bevande Vitantonio sta infatti investendo sempre di più sulla formazione dei collaboratori e sulla diversificazione delle vendite, puntando anche molto sulla comunicazione digitale. “Siamo stati scelti, insieme a poche altre aziende a livello nazionale, da una grande industria come Campari per portare avanti un progetto importante di delivery”, sottolinea l’imprenditrice. Un lavoro di squadra che può dunque portare risultati positivi a tutti. “Le industrie hanno ovviamente al proprio interno chi si occupa marketing, ma spesso lavorano sulle proprie percezioni. La collaborazione tra distributori e produttori in molti casi è ancora lontana. Sono due realtà che secondo me devono imparare a conoscersi e a collaborare di più, perché quando ciò avviene i risultati ci sono. Tramite il consorzio Cda ho potuto avere un confronto con i direttori responsabili e devo dire che mi ha aiutato tanto”.

La realtà del consorzio si pone quindi come punto di riferimento importante per la crescita delle aziende che ne fanno parte. Ne è convinta Antonietta Di Stasi: “Il consorzio Cda per la nostra azienda è stato volano di conoscenza e apertura verso un mondo che si evolve velocemente e che va gestito per non esserne travolti. Sono molto orgogliosa di questa realtà perché è anche grazie al consorzio, che mi ha dato la possibilità di incontrare e confrontarmi con aziende diverse dalla mia, se sono diventata l'imprenditrice che sono adesso. Merito anche del direttore Lucio Roncoroni, che oso definire visionario, per la sua capacità di vedere oltre e anticipare i tempi con progetti mirati”.

Per l’imprenditrice campana il consorzio in futuro può essere ancora di più la risposta alle esigenze dei distributori che vogliono continuare a essere protagonisti del proprio mondo professionale. Con una sottolineatura: “Naturalmente nessuno può fare miracoli da solo, bisogna avere comunque capacità e voglia di mettersi in gioco e in discussione”, conclude Di Stasi.



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